ERP e Business Intelligence: le 5 cose da sapere

14.10.2015 - Tempo di lettura: 5'
ERP e Business Intelligence: le 5 cose da sapere

Parliamo di intelligenza gestionale nel business, anzi di Business Intelligence. Le aziende che informatizzano i processi possono sfruttare ulteriori meccanismi di gestione e interrogazione dei dati, utili a ricavare informazioni importanti come, ad esempio, valutazioni e stime rispetto agli andamenti di mercato, ma anche previsioni e simulazioni per capire l’orizzonte delle possibilità di business.Questo tipo di intelligenza analitica, che si innesta nel gestionale aziendale, consente di confrontare le informazioni nel tempo e così capire i fenomeni, le cause dei problemi o le determinanti delle performance ottenute: non a caso si chiama Business Intelligence. Adottarla significa supportare il sistema decisionale con un contributo informativo che garantisce maggiore efficacia e proattività a tutte le linee di business.
Il rapporto complementare che intercorre tra un sistema ERP e BI, dunque, è fondamentale per il raggiungimento della massima efficienza delle attività aziendali. Le piattaforme di Business Intelligence, infatti, si stanno rivelando sempre più strategiche, soprattutto ora che la mole di dati, interni ed esterni alle organizzazioni, continua ad aumentare per volume e per valore e non si può fare Big Data Management senza un’intelligenza analitica.
Ecco le 5 cose da sapere prima di valutare la soluzione più adatta alla propria azienda.

1. Iniziamo a non confondere i software

Non bisogna dunque confondere l’apporto fornito da un ERP, anche avanzato, con quello che si può ottenere attraverso gli strumenti di Business Intelligence. Mentre l’ERP ha il compito di immagazzinare, gestire e orchestrare tutti i dati in ingresso, rendendoli disponibili a qualsiasi risorsa dell’organizzazione in base alle sue competenze specifiche, la BI genera piuttosto un output di informazioni, che aiutano (tipicamente, ma non soltanto) il top management a ipotizzare scenari competitivi e d’azione in base all’analisi delle performance interne, ambientali (ovvero del mercato in generale) e della concorrenza.

2. Valutiamo bene gli obiettivi

Prima di procedere alla scelta di uno strumento, conviene sapere cosa si sta cercando in termini di obiettivi. Se si dispone già di un’approfondita conoscenza delle performance sul piano operativo e si sta puntando all’espansione piuttosto che al consolidamento, ricorrere a una piattaforma di Business Intelligence può migliorare la visione strategica e portare l’organizzazione a replicare gli stessi modelli vincenti su un diverso livello competitivo o addirittura in altri mercati. Se invece è ancora necessario comprendere e potenziare il modello organizzativo, un ERP è l’ideale per misurare i progressi lungo il percorso di perfezionamento. Affiancando i due strumenti e integrandoli è possibile ottenere efficienza e agilità, a patto che si riesca a gestire la complessità del sistema.

3. Puntiamo alla massima flessibilità, perché oggi si può

Sembra banale o tautologico, ma non lo è affatto. Se fino a non troppo tempo fa gli ERP e soprattutto le piattaforme di Business Intelligence erano strumenti riservati alle grandi aziende, che adottavano soluzioni realizzate praticamente su misura, oggi la massificazione del mercato dei software per l’impresa, oltre ad aver abbattuto i costi, ha anche per certi versi diminuito le possibilità di customizzazione. Scegliere quindi nel mare magnum dell’offerta la proposizione più adatta alle proprie esigenze è fondamentale. In generale, quindi, il software deve essere responsive, modulare, flessibile, facile da implementare nell’architettura preesistente e in grado di indicare un percorso di crescita coerente con le finalità del business.

4. Valutiamo bene le risorse preposte

La BI pone sul tavolo della governance un altro tema: ci sono in azienda risorse capaci di gestirla? Le informazioni, infatti, servono a diverse linee di business, ognuna delle quali ha richieste precise. Anche se ultimamente le soluzioni di BI si contraddistinguono per interfacce sempre più semplici, accattivanti e usabili (parliamo dei cosiddetti visual analytics), il massimo potenziale derivato dall’adozione di questi strumenti può essere raggiunto solo se le informazioni vengono esplorate in profondità e incrociate con gli input opportuni. Anche nell’ottica di estendere il cruscotto a livelli di responsabilità inferiori a quello del top management, bisogna capire se è necessario attivare programmi di formazione con consulenti esterni o addirittura ingaggiare degli specialisti.

5. Scegliamo la potenza elaborativa adeguata

Sia l’ERP che la BI sono potenti strumenti di conoscenza. Sapere cosa sta effettivamente succedendo all’interno e all’esterno dell’organizzazione, ricevere analisi sulle implicazioni che fatti e dati hanno sull’andamento del business e prendere contromisure sulla base di valutazioni scientifiche e ponderabili implica la convergenza di tutti gli strumenti aziendali verso un’unica piattaforma. Tanto semplice sul piano logico quanto complesso su quello gestionale. La potenza di calcolo che serve per gestire questo salto si trova nel Cloud. Ed è il Cloud il terzo elemento indispensabile perché gli investimenti in BI si traducano in un successo per l’azienda.

L’alba di una nuova ERA (Enterprise Resource Analytics)

Le startup e le imprese innovative, che non hanno vincoli dimensionali o protocolli stringenti come quelli delle realtà più strutturate, possono puntare a piattaforme di ultima generazione. Il nome? ERA, acronimo di Enterprise Resource Analytics. Si tratta di una formula gestionale che, attraverso un’unica soluzione, propone strumenti di organizzazione e di analisi nativamente integrati, garantendo al contempo visione e capacità di intervento che possono supportare in maniera più coordinata chi sta muovendo i primi passi nel business e ha bisogno di piattaforme di appoggio più strutturate e a basso impatto organizzativo.

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