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Welfare aziendale: come funziona e a chi conviene

Aumenta la sensibilità delle imprese verso i "benefit" per i dipendenti, complici anche le nuove agevolazioni fiscali

28.11.2016 | | Risorse umane

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Il concetto di welfare aziendale si sta sempre più ampliando. Due sono le motivazioni principali: la crescente sensibilità per aspetti come l’immagine sul territorio e la soddisfazione del personale (che di fatto aumenta la produttività e riduce assenteismo e turnover); le agevolazioni fiscali che il Governo ha recentemente introdotto.

Legge di stabilità e Welfare aziendale

La Legge di Stabilità 2016 infatti ha modificato l’art. 51 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (Tuir), limitando al 10% forfettario la tassazione su premi di produzione fino a 2.000 euro per i lavoratori con reddito sotto i 50mila euro. Ma se il lavoratore sceglie di convertire il premio in benefit, cioè in elementi di retribuzione non monetari, la tassazione è zero. Inoltre non rientra più nella base imponibile una serie di servizi erogati dall’azienda ai lavoratori e loro familiari, quali servizi scolastici, asili nido, mense, centri vacanze, borse di studio, assistenza a familiari.
La Legge di Stabilità 2017 ha poi allargato i margini d’azione, sancendo la totale esenzione fiscale per i contributi/premi versati dal datore di lavoro per terapie di lungo corso e malattie gravi, e la non concorrenza ai limiti di deducibilità di spese sanitarie e versamenti alla pensione integrativa per i servizi che l’azienda eroga appunto in ambito sanitario e previdenziale al posto del premio di produttività.

Insomma il welfare aziendale conviene all’azienda, ma anche al lavoratore, che oltre a godere di questi benefit, su di essi non subisce trattenute.

10 tipologie di Welfare aziendale

L’Osservatorio Welfare Index PMI, promosso da Generali con Confindustria e Confagricoltura, classifica 10 tipologie di Welfare aziendale:

  1. previdenza integrativa 
  2. salute 
  3. assicurazioni per dipendenti e famiglie 
  4. pari opportunità e sostegno genitori (telelavoro, orari flessibili, asilo, …) 
  5. conciliazione vita/lavoro (disbrigo pratiche burocratiche, convenzioni con centri sportivi…)
  6. sostegno economico ai dipendenti (contributi per alloggi e abbonamenti a mezzi pubblici, soggiorni estivi per i figli, mensa…),
  7. formazione (corsi d’aggiornamento, orientamento per i figli…)
  8. sicurezza e prevenzione incidenti 
  9. integrazione sociale e soggetti deboli (inserimento di disabili, mediazione culturale…) 
  10. welfare allargato al territorio (case, trasporti, scuole…).
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